Intervento di Corrado Passera, Presidente di Italia Unica

Da oggi l’alternativa c’è.
Da oggi Italia Unica si pone come l’alternativa concreta e positiva a tutta l’attuale politica italiana.
Noi di Italia Unica ricostruiremo la speranza e la fiducia nel nostro Paese.

CONTESTO

L’Italia vive una situazione paradossale. Il mondo è entrato nel 21º Secolo: l’Italia non ancora. Il mondo è sempre più globale, interconnesso e quindi complesso; sempre più competitivo e quindi sempre più innovativo e veloce. E noi? Noi siamo indietro.

E’ vero: molte imprese italiane hanno saputo evolvere e cogliere le opportunità, ma l’Italia come Paese no. Anziché accelerare, come dovremmo, stiamo perdendo terreno in moltissimi settori; invece di aprirci, guardare avanti, anziché accettare la sfida delle nuove grandissime opportunità restiamo con lo sguardo fisso sullo specchietto retrovisore, senza nemmeno accorgerci di chi ci supera.

Il nostro Paese si è quasi fermato; si è rattrappito su se stesso. La rabbia e la paura del futuro si sono insinuate come un virus in tutte le fibre della società. Pochissimi, soprattutto fra i giovani, pensano che i prossimi anni saranno migliori di quelli passati. La sfiducia è un velo di fuliggine grigia che si è posata su tutto e tutti.

In Italia quasi 10 milioni di uomini e donne non hanno un lavoro o non ne hanno uno sufficiente. Una cifra enorme che è molto più di un numero: dietro ci sono persone vere, di tutte le età che hanno paura, che temono il futuro, che sono sempre più depresse o sempre più arrabbiate. Sono persone che tutti noi conosciamo, molte vicinissime a noi, che ogni giorno incontriamo. E’ un problema che riguarda tutti: il diritto al lavoro deve essere il parametro di misura della buona politica. L’allarme sociale non è mai stato così alto.

Contro la sfiducia dilagante, per rimetterci in moto e creare il lavoro che manca occorre una svolta radicale, una vera rivoluzione, non basta qualche intervento sporadico e superficiale. Tanti italiani lo sanno e lo vogliono questo grande cambiamento malgrado le delusioni accumulate. Italia Unica renderà possibile questa rivoluzione.

 

LE COLPE DELLA POLITICA

Il problema fondamentale del nostro Paese non è l’economia e nemmeno la società. Il nostro problema principale è la politica.
Certo: anche la classe dirigente, nel suo insieme, non si è dimostrata all’altezza del compito. Ma mai nella storia repubblicana si era arrivati ad una sfiducia del 95% nei partiti e nella politica!
C’è chi continua a ripetere che la classe politica non è che lo specchio della società e così tutti si autoassolvono: non mi convince. La politica nei momenti di grande crisi e di passaggio deve esprimere il meglio della società e deve reinterpretare al meglio il bene comune. Non mettersi, per opportunismo, al seguito delle paure e delle resistenze al nuovo.

Hanno fallito tutti i governi della Seconda Repubblica – i 10 milioni di italiani senza un lavoro ne sono la prova – trascinando nel loro fallimento l’economia e l’occupazione, la credibilità della politica, la fiducia dei cittadini, la serenità di famiglie e imprese, la stima del mondo nei nostri confronti. Siamo arrivati addirittura ad un passo dal commissariamento e dalla perdita della nostra sovranità.

E non voglio nascondermi non parlando anche del governo di cui ho fatto parte. E’ nato per fronteggiare una emergenza economica gravissima, che rischiava di portare l’Italia alle soglie del fallimento finanziario e ha evitato, insieme al Parlamento italiano e al supporto di molte parti sociali, il commissariamento del nostro Paese.
Un governo che ha approntato provvedimenti che la stragrande maggioranza del Parlamento e con il sì di quegli stessi partiti che oggi prendono le distanze o con cinismo fanno finta di non ricordarselo. Quei partiti che non appena il rischio è stato evitato, hanno abbandonato la barca per rigettarsi nella mischia elettorale.
E’ vero: il Governo Monti poteva fare di più e anche io non ho condiviso, come è ben noto, alcune delle scelte importanti di chi lo guidava. Ma guai a ricostruire la storia a favore di chi – prima – aveva portato l’Italia quasi al collasso e di chi – dopo – non ha più fatto assolutamente nulla!

Che Italia politica esce dalla Seconda Repubblica?
La situazione è desolante.
La maggioranza dei cittadini è “uscita” dalla politica nel senso che non vota nemmeno più o vota scheda bianca o nulla. Oltre il 50% degli Italiani dicono agli attuali partiti: “se questa è la politica io non ci sto proprio!”E l’altro 50%? Si rassegna, per ora, a quelli che io chiamo i quattro populismi. Certo di colore e intensità diverse.

Sì, la vera, profonda malattia della politica italiana di oggi si chiama populismo. Un morbo che non risparmia nessuno dei grandi partiti.

I leader populisti pretendono un rapporto diretto ed esclusivo leader-popolo, mal sopportano i corpi intermedi e le regole della democrazia, nascondono i problemi e ne attribuiscono sempre la responsabilità ad altri, vivono di comunicazione e quindi scadono inevitabilmente nella propaganda e nella demagogia.

Populista è il modo di fare politica di tutti e quattro i protagonisti della politica di oggi, dall’antagonismo di Grillo al lepenismo di Salvini, dal falso cambiamento di Renzi all’evaporato miraggio della rivoluzione liberale di Berlusconi.

Basta guardarli uno a uno per capire perché la nostra proposta è ben diversa! Rappresentano quello che noi non vogliamo.

 

I PROTAGONISTI DELL’ATTUALE POLITICA

Grillo è stato quello più travolgente.
Signor No a tutto. Ha raggiunto un consenso elettorale fortissimo lucrando sulle paure della gente, ma non riesce ad articolare soluzioni ai problemi delle famiglie, delle imprese e delle comunità.
I problemi restano lì, sulla schiena delle persone che tutti i giorni cercano di tirare avanti tra mille difficoltà.
Il paradosso dei Grillini è che vincono le elezioni “contro” qualcosa, come il sindaco di Parma Pizzarotti ha fatto contro il termovalorizzatore cittadino, per poi rendersi conto che quell’impianto alla città serviva davvero e quindi metterlo in funzione. Grillo, come tutti noi sappiamo, è il termometro, non la cura del disagio. Misura la nostra febbre, ma non porterà l’Italia fuori dai guai.

Che dire del nostro attuale presidente del Consiglio Matteo Renzi?
Viene da una buona scuola di potere e il potere lo sa usare in modo spregiudicato. Ha sempre fatto politica: la fa da vent’anni. Ha fatto solo quello. Crede nella politica soprattutto come comunicazione e autoproclamazione. Il suo Governo è affetto da annuncite grave. Spaccia per “storica” una “rottamazione” che si è rivelata essere poco più di una sostituzione di gruppo di potere. Ci racconta ogni giorno la favola delle grandi riforme, che però grandi non sono affatto. Sono costruite su misura dei bisogni della vecchia politica e per ciò stesso inefficaci e in qualche caso addirittura antidemocratiche.

Insopportabili coloro che sventolano la bandiera del “almeno si fa qualcosa!”. Il punto non è fare qualcosa: il punto è fare ciò che serve all’Italia!!
Secondo voi a cosa serve tenere il Senato e metterlo in mano ai Consigli Regionali? E a cosa serve introdurre una legge elettorale che mette in mano a una piccola minoranza di cittadini tutto il potere senza contrappesi democratici: Parlamento, Governo, Corte Costituzionale, Presidenza della Repubblica? Non è questa la democrazia che vogliamo!

Renzi si sta dimostrando tanto efficace a concentrare potere su se stesso quanto inefficace a risolvere i problemi reali degli italiani. Il programma economico e di riforme del governo si può riassumere in un numero, modesto come le sue capacità: 0,1%, sì avete capito bene, 0,1%!
Renzi, questo governo, rispondono ai 10 milioni di senza lavoro con manovre e riforme che avranno un effetto dello 0.1% sulla crescita: lo scrivono loro nei documenti ufficiali! La loro ricetta? Più spesa pubblica corrente e meno investimenti, più tasse per tutti.

Così l’Italia si schianta. Anche per questo noi diciamo no alla politica renziana.

Perché noi siamo donne e uomini che quando pensano alla crescita del PIL pensano a +10%, altro che 0,1! E sappiamo che, grazie a Draghi e all’Europa nei prossimi tre anni questo obbiettivo è oggi ancora più raggiungibile.

Per anni ha detto cose importanti, che sembravano molto innovative per L’Italia. Ricordate la sua discesa in campo del ’94, la campagna elettorale del 2001? Furono milioni le persone che, sfiduciate dalla politica della Prima Repubblica, si riconoscevano in lui e nel suo sogno liberale.

Poi cosa è successo? Il governo si è rivelato del tutto inefficace, circondandosi di collaboratori sempre più inappropriati e ingordi. L’ossessione del potere, la stregua difesa della sua attività imprenditoriale e il crollo dei consensi lo hanno portato a cercare compromessi al ribasso. Un vero e proprio tradimento di milioni di persone che volevano e ancora vogliono un’Italia liberale. Ha preferito l’interesse personale su quello collettivo , si è fidato dello “stai sereno Silvio” ed è finito travolto.

Quanto al giovane leghista Salvini, dico soltanto che fare il fenomeno con le magliette griffate Lega in televisione può anche portare tanti voti, ma per governare la cosa pubblica occorre ben altro che sparare sull’euro e sull’Europa Lo tenga a mente, il Matteo lombardo che dondola come un pendolo tra Tsipras e Le Pen.

La nostra burocrazia paralizzante, la nostra giustizia che non fa giustizia, la nostra scuola che sforna disoccupati non hanno niente a che vedere né con l’Euro né con gli immigrati. Dobbiamo prenderci tutte le nostre responsabilità, non cercare facili scuse.

Per ora questa Lega è solo la facciata ripitturata di quella di prima. Quella del disastroso Porcellum di Calderoli. Quella che ha ispirato una riforma federale della Costituzione – al titolo V – che passerà alla storia come la più disastrosa di tutti i tempi.

Grillo , Renzi Salvini e Berlusconi. Parole tante ma zero soluzioni.

Ma c’è di peggio. Alcuni di questi populismi stanno lavorando insieme a un progetto tanto estremo quanto lucido che potrebbe dare un duro colpo alla nostra democrazia: questo progetto si chiama Partito della Nazione o Partito Unico, il cosiddetto Renzusconi. Un progetto che vorrebbe annullare i tratti salienti del sistema democratico: la possibilità cioè di una vera e possibile alternanza.

Noi diciamo NO al Partito Unico! Che già tanto male ha fatto all’Italia del ventesimo secolo. Da Renzi con il suo cinismo e il suo tatticismo ce lo potevamo aspettare. Il tradimento di Berlusconi è invece inescusabile.
Questi signori stanno giocando con il fuoco.

Si sta creando una combinazione di fattori molto pericolosi per la nostra democrazia e Italia Unica lo denuncia a tutti gli Italiani.

Riforme Istituzionali che portano, di fatto, a un presidenzialismo senza contrappesi; asservimento delle opposizioni; crescente disagio e rancore sociale; spregiudicatezza estrema di Renzi compongono un mix pericolosissimo.

I populismi portano povertà e perdita di diritti, ma per batterli ci vuole un’alternativa forte e noi di Italia Unica la stiamo costruendo. Un’alternativa che non solo eviti derive antidemocratiche ma porti a fare grande l’Italia. E qui sta un’altra grande differenza tra noi e tutti e quattro gli altri populismi.
Tutti i populismi di casa nostra pensano piccolo perché sotto sotto non credono nell’Italia, non credono negli Italiani! Non sono capaci di un grande progetto di medio periodo che rilanci il nostro Paese a livello globale.
Al posto di grandi progetti e di grande politica ci siamo dovuti addirittura sentir dire, una settimana fa in un importante consesso internazionale, che la filosofia del Governo Italiano è quella del “Carpe Diem”, che per tutti significa accontentarsi di vivere alla giornata: questo modo di rappresentare l’Italia fa tanto male al nostro Paese!

 

L’AMBIZIONE DI UN GRANDE PROGETTO

Tutti noi di Italia Unica siamo orgogliosi di essere italiani perché sappiamo che l’Italia può tornare a pensare in grande. L’Italia può essere un paese leader in Europa e nel mondo, nell’industria come nel turismo e nell’agricoltura, nella scienza come nell’arte, nella coesione sociale e nella qualità della vita.
Il declino però è un rischio reale anche se evitabile. Non dobbiamo accontentarci di sopravvivere come di fatto ci propongono i quattro populisti. Dobbiamo tornare ad essere consapevoli delle nostre forze e puntare ad essere uno dei Paesi che guidano per intelligenza, capacità, cultura, gusto, creatività il nuovo millennio che abbiamo inaugurato.

 

I VALORI

Per ricostruire fiducia e ambizione di Paese bisogna avere fondamenta forti. Quali valori devono dare corpo alla politica che ci riporterà sviluppo e fiducia? Onestà e senso di responsabilità individuale, libertà e legalità, rispetto della competenza e del merito, trasparenza e solidarietà.
Ecco i valori che stanno alla base delle nostre convinzioni e degli impegni che prendiamo con gli italiani e che abbiamo scolpiti nel cuore. Tratti identitari che devono valere sia per la società civile che per le Istituzioni. E a maggior ragione per la politica.
Pensiamo alla parola libertà, una parola ormai svuotata del suo significato, abusata negli ultimi decenni dalla politica che l’ha sbandierata senza rispetto. Noi invece siamo qui per restituire significato al valore delle parole come libertà, merito, solidarietà. Vogliamo rappresentino l’Italia che lasceremo ai nostri figli. E per questo dovremo essere i primi a realizzare questi valori con l’esempio.

 

LA VISIONE DI PAESE

Dobbiamo sapere che è difficile uscire dall’angolo dove siamo finiti, ma possiamo farcela. Purché il progetto sia chiaro, purché le persone che lo guidano siamo capaci, purché ci sia una visione d’insieme, un disegno di riforme radicali di Paese per il medio periodo, con interventi fortissimi nel breve.

La visione dell’Italia che vogliamo è andata conformandosi nelle cento tappe del Giro d’Italia. E ne sono derivate le centinaia di soluzioni concrete che noi proponiamo.

Partiamo dalle donne, delle quali tutti parlano ma nessuno pensa concretamente ad aiutare nell’avere un figlio o a tornare al lavoro. Oggi, spesso, le famiglie non hanno figli o non hanno più di un figlio per mancanza di servizi che in altri Paesi sono garantiti! Quante donne non possono lavorare perché non sanno come accudire altrimenti i loro bambini o i loro anziani!
Per questo proponiamo interventi molto concreti di cui abbiamo parlato prima: per tutti 5000 € a figlio per i primi 5 anni di vita, scuole a tempo pieno, bonus per assistere gli anziani che sono nelle condizioni e hanno il diritto di rimanere a casa loro.

Noi vogliamo un’Italia dove le imprese possano tornare a crescere perché il lavoro lo creano le imprese. Partiamo da una drastica riduzione delle tasse che oggi grava su di loro. Per questo proponiamo il dimezzamento dell’IRES e un enorme credito di imposta per ricerca e innovazione per premiare le imprese che investono e se ne tirano dietro tante altre.

Noi vogliamo un’Italia dove i cittadini possano finalmente rispettare la politica e ne vedano ridotti i costi, ma in modo molto più drastico di quanto si propone oggi.
Un Parlamento di una sola Camera, rafforzamento dei Comuni, un solo livello amministrativo tra Comune e Stato ( sostituire le attuali Regioni con le Città Metropolitane e con grandi Provincie che assorbano tutte le altre migliaia di entità parapolitiche), Governo di massimo 12 Ministeri.

Noi vogliamo un’Italia dove le persone oneste vedano riconosciuta la loro condotta e dove la lotta alla corruzione sia efficace. Annunciare incrementi di pena e poi dimenticare il problema non serve a nulla.

E’ la politica che deve risolvere sul serio il problema della corruzione e deve assicurare trasparenza dei bilanci e degli appalti pubblici con l’anagrafe degli incarichi disponibile a tutti i cittadini.
E’ la politica che deve ridurre a un centesimo se non a un millesimo i centri di acquisto (da 35.000 a 35 o almeno a 350!).
E che deve introdurre una legge sui pentiti di corruzione anche per rompere complicità tra corrotti e corruttori.
E che deve uscire da tutte le partecipazioni. Basta con l’influenza dei partiti nelle grandi aziende italiane a cominciare dalla Rai.

Noi vogliamo un’Italia dove i giovani possano tornare a credere nel futuro in questo Paese, sapendo di veder apprezzati i loro meriti e le loro competenze, basando sull’impegno la loro carriera futura e non sui privilegi di pochi, sui nepotismi o sull’automatico scatto di anzianità. Noi siamo per l’eliminazione del valore legale del titolo di studio e per effettuare concorsi veri per tutte le posizioni. Vogliamo una scuola che permetta un passaggio più facile al mondo del lavoro attraverso l’apprendistato, che faccia guadagnare un anno di vita a tutti portando tutti a 12 anni di scuola primaria e secondaria.

Vogliamo un Paese dove gli anziani, ai quali dobbiamo la riconoscenza di aver ricostruito l’Italia dopo gli orrori della guerra, possano vivere con serenità gli anni che hanno davanti a loro. E’ gente generosa che pensa più ai figli e ai nipoti che a se stessa. Per loro vogliamo introdurre l’assicurazione universale contro la non autosufficienza (senza aggravi di nessun genere) e difendere l’attuale impianto della riforma pensionistica senza ulteriori interventi, anzi bloccando la crescita degli anni necessari per maturare la pensione di anzianità.

Vogliamo un’Italia dove le Forze dell’Ordine possano garantire la sicurezza ai cittadini e per questo proponiamo che vengano destinate maggiori – e non minori – risorse umane e finanziarie a Polizia e Carabinieri. Proponiamo tolleranza zero nei confronti delle continue lesioni della legalità -dalle occupazioni abusive, ai campi nomadi, ai blocchi stradali-. Dobbiamo garantire la cura della sicurezza non solo contro la grande criminalità, ma anche contro quella diffusa che ci fa sentire insicuri in casa e per strada, perché i primi a esserne vittime sono i cittadini più deboli!

Vogliamo un’Italia dove l’integrazione sia la chiave per affrontare la questione dell’immigrazione, ma oggi -almeno per ora – dobbiamo dire chiaramente che non siamo più in grado di accogliere altri immigrati soprattutto con basse qualifiche professionali: la situazione è ormai insostenibile.

In questi anni l’Italia si è mostrata più capace di altri Paesi di integrare cittadini di altre culture e dobbiamo continuare ma la situazione – soprattutto in certe periferie – sta scappando di mano e a farne le spese sono cittadini onesti che vanno maggiormente tutelati. La più urgente politica comune da sviluppare a livello europeo è proprio quella dell’immigrazione e della tutela dei confini esterni.

Vogliamo che l’Italia torni ad essere terra di ricerca e di innovazione. Vogliamo attrarre i cervelli di tutto il mondo, altro che far scappare i nostri. Ricerca e innovazione sono un tema cruciale per il nostro futuro. Ricerca e innovazione non devono riguardare solo scienza e industria, ma anche arte e cultura. Ricerca e innovazione sono un tema cruciale per il nostro futuro. La Ricerca e l’innovazione non devono riguardare solo pubblico e privato profit, ma anche molto il non profit e sociale. Ma dobbiamo comportarci di conseguenza. Oltre al credito di imposta sulla ricerca, finiamola con i contributi pubblici a pioggia su tutte le università o i centri di ricerca pubblici: i contributi vanno concentrati solo dove ci può essere eccellenza di livello internazionale.

E poi puntiamo ancora di più sulle Start-up. Una delle cose che ha funzionato, consentitemi di dirlo con una punta di orgoglio, è la legge che ho predisposto proprio sulle Start-up e i cui risultati sono evidenti. Ora dobbiamo dare forte impulso al Venture Capital attraverso la creazione di un Fondo di Fondi di almeno 1 miliardo.

Ricerca e Innovazione ci portano al mondo della Salute e della Sanità dove ci giochiamo una delle conquiste di civiltà che ancora in molti ci invidiano al mondo. Abbiamo esempi di eccellenza a livello mondiale, ma troppi Italiani stanno, di fatto, perdendo il diritto a cure adeguate. La paura di ammalarsi e di non potersi curare è tornata, come pure l’incubo, per tanti, di finire al Pronto Soccorso e dei ticket troppo alti.
L’assurdità di avere, di fatto, venti diverse sanità, la politicizzazione di tutto fino alla nomina dei primari, i tagli indistinti che riducono i servizi, ma non gli sprechi e gli abusi non sono più sostenibili.

Possiamo creare centinaia di migliaia di posti di lavoro, ma bisogna avere coraggio e visione di sistema: integrando prevenzione e programmazione, sanità ed assistenza, pubblico e privato profit e non profit, dai centri di ricerca alle farmacie.

In tutti i campi si può fare vera rivoluzione con risultati inaspettabili, sia in termini di dignità che di sviluppo, persino nella burocrazia, come a me è successo alle Poste. Ma bisogna credere nella gente che lavora per lo Stato introducendo certamente regole più stringenti, ma soprattutto investendo molto di più in formazione, informatica, meritocrazia, mobilità intelligente.

In tutti i campi ci vuole il coraggio del vero cambiamento fatto anche di nuovi grandi investimenti.

Vogliamo che i beni culturali siano motore di sviluppo: si abbia il coraggio di riportare sotto la stessa responsabilità la valorizzazione e la tutela e si dia dignità giuridica e organizzativa almeno ai grandi musei e ai grandi bacini archeologici. I piccoli passi senza cambiare le regole del gioco non servono a nulla e, infatti, perdiamo spazio in tutte le classifiche pur avendo ereditato patrimoni inestimabili. E quando parliamo di beni culturali e artistici non guardiamo solo alle eredità del passato ma ricominciamo a investire: da troppi anni abbiamo smesso di produrre nuovo, dall’architettura alle arti visive.

Inutile dire che per tutte le proposte che facciamo, indichiamo sempre come finanziarle. Anche i 400 miliardi di stimolo all’economia sono del tutto sostenibili dal punto di vista dei conti pubblici.

 

LA NOSTRA IDEA DI STATO E DI EUROPA

Sono tutti argomenti che meriterebbero ben altri approfondimenti e in effetti li stiamo facendo in tutte le sedi e luoghi. Ma è da questi brevi tratti che deriva anche la nostra idea di Stato.

Vogliamo uno Stato forte e autorevole, ma non lo Stato di oggi, che vuole far tutto e occuparsi di tutto.
Uno Stato che ha come primo obiettivo quello di mettere in condizione gli individui, le imprese e le comunità di esprimere appieno le loro aspirazioni e le loro energie. Vera sussidiarietà.

Vogliamo veder uscire il pubblico e la politica da tutte le attività tipiche dell’impresa privata profit mentre vogliamo veder crescere il ruolo del privato, soprattutto non profit, nella gestione dei beni comuni: dall’acqua ai beni ambientali e culturali, dall’istruzione alla sanità.

Ci piace uno Stato che costruisce futuro investendo su ciò che crea futuro: ricerca, istruzione, infrastrutture digitali e fisiche. Che garantisce il rispetto delle regole, favorisce la cultura e la pratica della legalità.

Vogliamo uno Stato che assicuri uguaglianza nelle opportunità di partenza, che fa sempre prevalere “i capaci e i meritevoli” come è scritto nella Costituzione, che non sgambetta chi ce la fa nella vita e non abbandona chi invece non ce la fa.
L’Italia può e deve tornare a essere protagonista anche fuori dai nostri confini. Il semestre italiano in Europa, purtroppo, si è concluso in un nulla assoluto.

Nella nostra visione di futuro c’è più Europa, ma un’Europa che ritrovi la forza dei suoi valori iniziali di sviluppo e di solidarietà. Non solo rigore, non solo politica monetaria -entrambe necessarie-, ma al tempo stesso insufficienti.
Bensì mercato unico sul serio, investimenti per la competitività sul serio, politiche comuni sul serio. Siamo ancora l’area economica più grande e ricca del mondo, possiamo essere una grande potenza attrattiva se solo avessimo il coraggio di unire veramente le nostre forze.

Sulla tanto discussa questione dell’austerity: solo noi abbiamo il coraggio di uscire dalla retorica del nulla che ha accompagnato questo dibattito. Deficit o debito senza controllo non sono certo la soluzione. Tornare alla lira – soprattutto oggi con i tassi e i cambi favorevoli che abbiamo – sarebbe suicida. L’austerity non si supera tornando ai comportamenti che hanno causato i disastri, ma puntando sugli investimenti. L’Europa può dare uno stimolo forte, intelligente e sostenibile attraverso i 1000 miliardi di investimenti che noi proponiamo in infrastrutture, ricerca e istruzione, finanziandoli, questi sì: con eurobonds.

 

LA RIVOLUZIONE POSSIBILE

Mi sono soffermato solo su alcuni aspetti che, insieme ad altri, costituiscono la nostra visione del Paese e della Politica, ma sappiate che l’insieme dei cambiamenti che proponiamo per risanare e rilanciare il nostro Paese costituiscono una vera e propria rivoluzione. Una rivoluzione pacifica, ma molto determinata, una rivoluzione non “contro” ma “insieme” perché siamo convinti che il consenso che possiamo raccogliere su moltissime delle proposte possa essere molto largo. E lo stiamo già toccando con mano.

Questa rivoluzione è possibile. Per farla, però, bisogna conoscere come funzionano non solo gli apparati politici e pubblici, ma anche le imprese, i mercati finanziari e le relazioni internazionali, ma soprattutto bisogna essere indipendenti da tutte le lobbies: noi garantiamo queste condizioni.
Questa rivoluzione dovrà superare la resistenza violenta di chi non vuol cambiare l’attuale sistema perché ci campa e ci prospera da parassita o addirittura da criminale.
Questa rivoluzione dovrà superare lo scetticismo e la rassegnazione di tanti italiani che vorrebbero crederci, ma hanno accumulato delusioni e tradimenti. Quante volte ci sentiamo ripetere “dite cose bellissime e giustissime: fosse vero…”

Noi “rivoluzionari insieme” di questa “rivoluzione possibile” saremo più forti dei nemici del cambiamento perché i protagonisti e i beneficiari del cambiamento che proponiamo sono tanti. Sono coloro che mandano avanti ogni giorno l’Italia.

Sono tanti gli Italiani che vogliono sentir parlar chiaro, che vogliono informarsi, che sono disposti a condividere sacrifici e benefici, che sono pronti ad impegnarsi.

Sono i genitori che oggi non sanno cosa promettere ai loro figli e i nonni che tremano per i loro nipoti, ma che non vogliono rassegnarsi a lasciare un mondo peggiore di quello che hanno ricevuto o che erano riusciti a ricostruire con sacrificio.

Sono gli imprenditori di tutte le dimensioni, ma ce lo dimentichiamo che siamo un Paese da 400 miliardi di esportazioni!, gli imprenditori di loro stessi nelle nuove professioni o in quelle tradizionali, che non vogliono gettare la spugna.

Sono i servitori dello Stato, orgogliosi di esserlo dietro una cattedra, o in una sala operatoria o alla guida di una volante.

Sono i milioni di operatori del Terzo Settore che si sentono Primo Settore per importanza, per la qualità della vita di decine di milioni di persone e per potenziale di crescita.

Sono gli amministratori locali e la nostra enfasi sul ruolo dei sindaci è un’altra caratteristica forte del nostro movimento politico, perché è nei Comuni che si vede e si tocca con mano come la politica diventa servizio. Con pochi soldi, molti rischi e tante amarezze. Siete voi Sindaci, che oggi avete scelto di essere con noi, che vi siete detti interessati al nostro programma, al nostro modo di intendere il futuro del Paese.

La rivoluzione possibile che proponiamo marcia sulle gambe di milioni di Italiani che fanno parte del ceto medio, quel pezzo di società che politiche disastrose hanno portato sull’orlo della scomparsa, inghiottito dalle nuove povertà. Dagli USA vengono segnali importanti con il programma di aiuti che Obama ha lanciato proprio a favore di questo segmento decisivo per il Paese. Lo stesso che invece Renzi trascura mentre gli altri populismi non offrono altro che una protesta tanto stentorea quanto sterile.

La rivoluzione che noi proponiamo non verrà dai partiti tradizionali. I partiti tradizionali le riforme necessarie non le faranno. Non hanno il coraggio di colpire i molteplici interessi parassitari. Non vogliono privarsi di consigli di amministrazione che gestiscono potere e spartizioni. Non fanno mai nulla che non abbia un tornaconto politico immediato per la loro sopravvivenza al potere.

 

ITALIA UNICA

Per tutte queste ragioni oggi c’è bisogno di un PARTITO NUOVO che serva il nostro Paese e non si limiti a servirsene come fanno quasi tutti gli altri. A questo abbiamo lavorato in tutti questi mesi. Per costruire un partito nuovo bisognava partire da zero.
Siamo partiti dall’ascolto delle tante Italie e da questo ascolto ne sono derivate le soluzioni concrete che proponiamo nel nostro Programma – raccontato nel libro Io Siamo – e sono nati i 20 Tavoli tematici di lavoro a livello nazionale. In giugno abbiamo avviato un cantiere politico aperto a tutti, “dal basso”. E oggi possiamo contare su già 150 Porte in tutta Italia. Siamo un organismo vitale che ha già 3.000 aderenti e 30.000 amici.

Il nostro posizionamento: ma noi di Italia Unica siamo di destra o di sinistra? A questa domanda che ci viene posta frequentemente dobbiamo una risposta chiara e netta. Noi abbiamo l’ambizione di costruire un grande partito, anzi, il più grande partito italiano. Ci sentiamo parte di una maggioranza di cittadini italiani che più che “silenziosa” si sente “silenziata” perché non ritrova i suoi valori in nessuna delle formazioni politiche esistenti.
Questa maggioranza oggi in parte non vota più, o vota scheda bianca, o vota per senso civico il meno peggio tappandosi il naso: non si è allontanata dalla politica per indifferenza o egoismo, vorrebbe partecipare ma, non ha casa politica. Noi abbiamo iniziato a costruire questa grande casa.
Il nostro posizionamento viene dalla nostra visione e dai nostri valori Più responsabilità individuale, meno Stato pervasivo, più cultura imprenditoriale. Sono valori che ci collocano soprattutto nell’area popolare e nell’area liberal-democratica. Ma sarebbe comunque una collocazione limitata. Come avete verificato nel nostro programma, siamo molto più riformisti di molti riformisti di etichetta nel garantire welfare sostenibile, lotta alla povertà, uguaglianza delle opportunità.

Siamo popolari moderni, fieri delle nostre radici ideali, forti di una identità che si fonda su proposte innovative all’altezza dei problemi che l’Italia deve affrontare e risolvere. Siamo liberali non solo nello spirito, ma anche nei comportamenti, perché le opportunità devono essere per tutti e le regole non riservate a pochi. Siamo riformisti radicali nel perseguire con caparbietà soluzioni anche inedite per ridare spinta all’economia, fiducia alle famiglie, risorse alle imprese. Non siamo un movimento di opinione, ma un partito che vuole raccogliere consensi partecipando alle elezioni secondo le regole dettate dalla nostra Costituzione.

Di partiti ce ne sono già parecchi, questo è vero, ma molti ormai esistono solo sulla carta, altri hanno idee e proposte molto lontane dalle nostre o modelli di governance incompatibili con quelli di Italia Unica. Nessuno dei partiti esistenti può ragionevolmente proporsi di essere casa comune per diventare alternativa al PD di Renzi. E non vale nemmeno la pena di aggregare in cartelli elettorali forze politiche vecchie e sconfitte, che non hanno in comune una visione di futuro e sono governati da classi dirigenti che si odiano. Ci rivolgiamo sicuramente piuttosto agli elettori di quei partiti, sapendo che molti di loro si sentono traditi dai continui salti di alleanze.

Il partito che serve agli Italiani e che noi costruiremo è un partito molto diverso da quelli che calcano la scena oggi.
Il partito che serve e che noi costruiremo è un partito che parte dai territori, che interpreta i bisogni e le aspirazioni e ne vuole valorizzare gli amministratori più capaci. E’ un partito che vuole aggregare associazioni che rappresentano la società civile più impegnata e appassionata come, ad esempio, Onda Patriottica del Generale Liberati.
Il partito che serve e che noi costruiremo non crede nel leader solo al comando – non sarà un uomo o una donna, da soli, a salvare l’Italia.

Crediamo che solo una grande squadra di competenze e di esperienze possa fare la differenza. Crediamo che vada ricostruita leadership diffusa nei territori. Crediamo nelle rappresentanze degli interessi e delle diversità. Il leaderismo esasperato di questi ultimi anni ha portato a fiammate di consenso, ma altrettanto veloci disgregazioni interne e, soprattutto, perdita di identitá.

Il partito che serve e che noi costruiremo pensa che la politica non sia un mestiere a vita però non esclude che qualcuno possa dedicarvi una parte significativa della propria esistenza.
Il partito che vogliamo crede molto nello scambio continuo tra società civile e impegno politico, tra mondo del lavoro e mondo della rappresentanza, tra impegno privato e servizio al pubblico. Anche per questo siamo favorevoli a mettere un limite di tempo agli incarichi pubblici e politici di qualsiasi genere.
Il partito che serve e che noi costruiremo non chiede soldi allo Stato, non vuole finanziamenti pubblici di nessun genere, si basa sui contributi dei simpatizzanti e sul volontariato, si batterà in ogni occasione contro vitalizi e altre forme di abuso del denaro pubblico. Tesseramento, crowdfunding, donazioni: la nostra velocità di crescita dipenderà anche da questo aspetto.

Un partito, sì un partito, senza nasconderci dietro a perifrasi tipo movimento, forza politica, ecc. Un partito nuovo, non solo un nuovo partito. Per dare anche simbolicamente avvio a una nuova fase politica che porti fuori dall’angolo il nostro Paese. È un progetto difficile ? Sì è un progetto difficile, molto difficile. Però necessario. Di più: indispensabile.

Molti di voi mi hanno chiesto in questi mesi perché ho intrapreso la strada della politica. Certamente non la più comoda. Ho sempre lavorato tanto, tutta la vita, ma i miei figli e mia moglie sanno bene quanto l’ultimo anno sia stato quello che mi ha maggiormente preso e allo stesso tempo che mi ha maggiormente appassionato.

Ho deciso di dedicare tutto me stesso a Italia Unica con delle motivazioni forti:

  • Perché amo l’Italia. Questa è la prima ragione. E non sopporto l’idea che il mio Paese rischi un futuro di povertà mentre potrebbe essere uno dei Paesi più felici.
  • Perché posso portare un’esperienza umana e professionale abbastanza unica di privato e pubblico, di industria e finanza, di imprenditoria e servizio civile. E’ un’esperienza della quale sono orgoglioso e che alla politica oggi serve particolarmente: anche per attirare le migliori competenze e le migliori energie da tutti i campi. E per poter cambiare ciò che non va bisogna conoscere i vari mondi che compongono e condizionano la nostra società.
  • Perché non ho mai perso il contatto con la realtà pur avendo avuto esperienze al vertice di grandissime organizzazioni. Se oggi faccio questa scelta è perché sono convinto che mio nonno medico condotto mi avrebbe detto “vai avanti”, che mio padre o mio fratello, piccoli imprenditori, mi avrebbero detto “sei pazzo ma è giusto”. Perché mia moglie e i miei figli sono con me, perché tanti miei amici di tutta la vita mi tengono legato stretto ai problemi di tutti i giorni.
  • Perché mi sento di garantire quella combinazione di integrità, coraggio, generosità, indipendenza e spirito di servizio che dovrà caratterizzare la nuova politica. Spirito di servizio significa ricordarsi sempre che gli obbiettivi che ci proponiamo per il Paese sono più grandi e importanti di quelli di ciascuno di noi.

Queste esperienze basteranno per costruire il più grande e bel partito italiano? Certamente no. Tante altre esperienze si sono aggiunte e altre se ne aggiungeranno.
Ci vorrà tanta esperienza di buona amministrazione e contiamo di attirare tanti bravi amministratori locali.
Ci vorrà tanta comunicazione, e cercheremo di usare tutti i mezzi – dai più tradizionali ai più innovativi – ma senza cadere mai nella demagogia e riscoprendo il valore della presenza e dell’impegno sul campo. E soprattutto la forza dell’esempio.

Perciò da domani cosa faremo concretamente?
Andremo a cercare tutti i talenti possibili, in ogni parte di Italia per trasformare le tante forze che ci sono in energia.
Continueremo ad ascoltare le tante Italie e ad aprire Porte dappertutto per farci parte politica attiva sui territori…
Non daremo pace alla politica attuale perché realizzi concretamente le nostre proposte per facilitare la vita di famiglie e imprese. Per questo è fondamentale che tutti noi raccogliamo adesioni.
Ci prepareremo alle elezioni politiche – quando ci saranno noi ci saremo – e intanto scalderemo i muscoli in quelle elezioni comunali dove se ne creeranno le condizioni.

A questa Italia che si sta fermando noi diciamo che possiamo rimetterci a correre. Ritroviamo la fiducia in noi stessi partendo da noi stessi e sentiamoci tutti parte di un progetto forte, ambizioso. Un progetto per fare e non per distruggere.

Noi di Italia Unica questo progetto l’abbiamo e abbiamo aperto un grande cantiere dove tanti possono contribuire. Non sarà un lavoro breve né tanto meno facile, ma i mesi che abbiamo dedicato ad ascoltare, a spiegarci, ci hanno convinto che la nostra Italia si può rimettere in moto, che è davvero unica, unita ed insostituibile.

Einstein ci ricorda che esiste una forza più forte del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà.

Noi abbiamo questa volontà che è parte integrante nel nostro Io Siamo. Io Siamo perché ciascuno di noi è unico e utile, ma solo tutti insieme possiamo trasformare la volontà in grandissimi risultati concreti.

Da oggi Io Siamo diventa anche Ci Siamo. Ci Siamo e ci saremo, per noi stessi, per le nostre famiglie, per l’Italia.